

LA STORIA DELLA Croce d'Oro
NEL QUADRO dELL'EVOLUZIONE DEL VOLONTARIATO SOCIO-SANITARIO PRATESE
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In una terra di antiche tradizioni solidaristiche come la Toscana, la città di Prato ha da sempre portato il suo contributo, contando fra i propri cittadini un gran numero di persone che si sono dedicate e si dedicano alle più disparate attività di volontariato, da quello culturale a quello sportivo e a quello socio-sanitario. Basandosi anche sullo spirito intraprendente ed ingegnoso che ha fatto della città un polo industriale di prim'ordine, le Associazioni di Volontariato pratesi hanno assunto a livello cittadino e regionale un'importanza rilevante, sia come centri di aggregazione di ampi strati sociali che come enti erogatori di servizi, andando anche a colmare le lacune lasciate spesso in questo campo dalla Pubblica Amministrazione. A tutt'oggi il Comune di Prato conta 210[1] Associazioni di Volontariato (360 la Provincia), un patrimonio importante per una città in continua trasformazione socio-economica, che sta differenziando i propri settori di produzione industriale e la cui popolazione sta divenendo sempre più multietnica, con i conseguenti problemi di integrazione che questo fenomeno comporta.
In questo quadro, le Associazioni di Volontariato socio-sanitario si inseriscono come soggetti di primaria importanza, sia per dimensioni che per peso economico, ideologico e culturale.
La tradizione cittadina iniziò nel lontano 1791, con la nascita della Venerabile ArciConfraternita della Misericordia di Prato[2] che, basandosi sui valori di carità legati agli ideali cattolici, fu la prima ad effettuare a Prato i servizi di soccorso ai malati ed ai poveri e le onoranze funebri. Il peso di questa Associazione è sempre stato e tuttora è, a Prato, molto importante, in quanto, grazie al gran numero dei suoi volontari, alla molteplicità dei suoi servizi alla comunità ed allo stretto legame con il mondo cattolico, essa è molto radicata sul territorio, tanto che è sempre stata ed è tuttora proprietaria di beni mobili ed immobili, frutto di molteplici lasciti e beneficenze. A dimostrazione dell'influenza anche culturale esercitata tutt'oggi dall'Arciconfraternita sta il fatto che molte persone anziane chiamano ancora, per antonomasia, misericordie le ambulanze. Lo stemma dell'Associazione è mutato più volte nei secoli, ma ha sempre conservato i simboli della Croce e dei due bordoni [3] ereditati dall'antica Compagnia del Pellegrino (v. nota 2).
I fratelli della Misericordia effettuavano i loro servizi abbigliati di un saio, che sarebbe mutato più volte nel corso dei decenni, e incappucciati dalla buffa, che, nascondendo anche il volto, doveva servire a togliere ogni differenza di classe sociale in chi effettuava l'opera di carità.
In questo settore, però, il monopolio assoluto della Misericordia durò fino all'inizio del secolo scorso, quando, rispettivamente nel 1899 e nel 1905 nacquero la PUBBLICA ASSISTENZA L' AVVENIRE e l'allora denominata ASSOCIAZIONE DI CARITÀ CROCE D'ORO.
La nascita di questi due nuovi soggetti del Volontariato pratese si ebbe in un periodo in cui la città stava vivendo uno dei suoi momenti più fervidi di crescita, per la sua vitalità tanto culturale e sociale quanto politica ed economica. Alla vecchia guardia moderata, che aveva retto l'Amministrazione Comunale dal 1892 al 1898, si erano succedute le amministrazioni dei Partiti Popolari guidate dal socialista Ferdinando Targetti prima e dal repubblicano Banco Tanini poi. Dal Natale del 1901 l'Amministrazione Comunale non interveniva più alle tradizionali Ostensioni della Reliquia del Sacro Cingolo. Erano gli anni dei movimenti repubblicani, anarchici e socialisti, anni in cui il clima culturale di tutta l'Italia era pervaso da un fiume di istanze nuove che si levavano dal popolo e dai ceti medi della borghesia industriale. Erano giorni di una accesa, continua battaglia tra fazioni opposte, mosse tutte da sicura fede nei rispettivi ideali.
In questo clima di rinnovamento era stata fondata, nel 1899, la Pubblica Assistenza L'Avvenire, per iniziativa di un gruppo di Pratesi socialisti e massoni[4], chiamati anche i moderni umanitari[5]. Costoro avevano come base ideologica, in contrapposizione all'ideale cattolico della carità, quel civismo[6] che affratella ma non deve diventare carità; "la carità umilia, non affratella"[7] recitava infatti il loro motto.
Le Pubbliche Assistenze, la cui nascita si lega a quella delle Società di Mutuo Soccorso, non si ponevano solo come un soggetto nuovo nell'ambito del mondo assistenziale, ma rappresentavano, all'interno di questo, la risposta delle forze e delle idee emergenti in quegli anni al predominio fino ad allora esercitato dalle istituzioni di matrice cattolica. Erano sorrette e stimolate dalla politica dell'Italia Unita, almeno inizialmente in contrasto con la Chiesa, e dal diffondersi dei valori laici, trasmessi e condivisi anche da un soggetto in quegli anni in grande ripresa, la massoneria.
La situazione socio-economica delle classi meno abbienti e la politica in campo sanitario ed assistenziale dei governi liberali costituivano il terreno di coltura e di confronto per le nuove associazioni.
Come si è già accennato, Prato stava vivendo, all'alba del nuovo secolo, un momento di grande sviluppo e fermento. La popolazione contava nel 1901 58.281 abitanti ed era in continua crescita[8], la produzione industriale faceva riscontrare un notevole incremento, con riferimento in particolare al lavoro a domicilio per conto terzi, che poi sarebbe diventato tipico della zona pratese. Nel 1907 "si improvvisarono numerosi nuovi tessitori e nuovi telai specialmente nella classe colonica […] le filature per terzi si ingrandirono e fecero grandiosi sforzi di eccezionale produzione. Le tintorie pubbliche segnatamente furono costrette a lavorare fino oltre la mezzanotte e nei giorni festivi; le cimatorie, le gualchiere, ecc., proprio continuamente"[9]. Nel 1901, se nella media nazionale risultava inoccupato il 50.9% della popolazione, a Prato la percentuale di abitanti inattivi era solo del 34.4%, con il 38.1% degli occupati impiegati nel settore industriale. Non si trattò solo di sviluppo economico, ma si ridusse in maniera sensibile anche il numero degli analfabeti: nel 1901 il 53% della popolazione sopra i sei anni era in grado di leggere; nel 1911 la percentuale saliva addirittura al 66%[10].
Il peso della popolazione lavoratrice si fece sentire nel 1908, il periodo dei grandi scioperi di protesta contro i licenziamenti dovuti al calo della produzione, causato dall'aggravata crisi monetaria. La crisi si ebbe a causa di un eccesso di scorte di fronte ad una domanda improvvisamente e drasticamente ridotta. La situazione si risolse, poi, con l'Impresa di Libia del 1911, che offrì di nuovo la possibilità di utilizzare al massimo gli impianti per la produzione di panni militari, coperte, flanelle e maglierie.
Era anche il periodo dei grandi ammodernamenti, in cui vennero aperte nuove strade e migliorati i mezzi di trasporto e di comunicazione.
La fede nella scienza, poi, si faceva sempre più largo in una popolazione in costante crescita culturale e la teoria evoluzionistica di Darwin, il dibattito intorno alla quale si era acceso verso gli anni '60 del secolo precedente, trovò nella vicina Firenze un'ampia schiera di intellettuali suoi sostenitori[11].
Dal punto di vista sociale si videro sorgere, anche in Toscana, le Società di Mutuo Soccorso, distanti dai principi caritativi cattolici, che funzionavano con un sistema assicurativo di base e con un tessuto fortemente solidaristico.
Tutti questi influssi e cambiamenti favorirono, dunque, la nascita in tutta la Toscana delle Pubbliche Assistenze ed in particolare, a Prato, quella de L' Avvenire, che si pose proprio in antitesi con la Misericordia, sia come valori ideologici che come modo di operare, il che portò a non pochi scontri fra i volontari delle due Associazioni, non sempre, come vedremo, solo bonari o di campanile.
La diversità tra le due Associazioni era palese a tutti "ed era una diversità pesante, relativa alla filosofia di fondo della propria attività, che alla fine probabilmente contò più di tutto il resto per far rimanere tesi, nel tempo, i rapporti tra la Misericordia e la Pubblica Assistenza"[12].
Alla nuova società quindi "il favore le veniva dalla parte laica e democratica, ma nel popolo anche dalla divisa, che era l'abito civile di ogni giorno con un berretto in testa dove stavano intrecciate le iniziali dell'Associazione. E anche coloro fra i soci che non si offrivano volontari per i servizi di soccorso avevano il diritto di portare sul risvolto del bavero il distintivo sociale: due mani che si stringono in un triangolo[13]. Del distintivo potevano servirsi per applicarlo a chi, caduto per strada, avesse necessità di essere soccorso. Il distintivo stabiliva che il bisognoso apparteneva ormai alla Pubblica Assistenza L'Avvenire: questa soltanto avrebbe potuto assisterlo, trasportarlo allo spedale"[14]. Questo diritto portò a non pochi contrasti e baruffe con i fratelli della Misericordia, risse che divennero materia appetitosa per giornali di avversa fazione, come "La Patria", legato agli ambienti cattolici, e il "Combattiamo", organo del Partito Socialista pratese.
Il primo incidente di una qualche importanza tra le due associazioni era avvenuto il 21 luglio 1901 quando la Misericordia, chiamata nella frazione di Narnali dalle autorità di polizia in occasione di un suicidio, era dovuta tornare indietro a mani vuote e "con i lazzi di certi maleducati"[15], visto che il cadavere era già stato portato via dalla Pubblica Assistenza. Gli episodi furono innumerevoli e ci sono stati riportati, oltre che dalle cronache dei giornali, anche dagli archivi delle Associazioni. Così raccontava un fratello della Misericordia pratese ai primi del '900: "Chiamata d'urgenza la Confraternita a soccorrere un individuo giacente per malore in Piazza del Duomo, questa accorse prontamente, ma all'arrivo presso l'infermo quattro individui [….], oltre ad opporsi con insistente volere perché la Confraternita non compisse l'opera di carità, onde attendere la Pubblica Assistenza, anch'essa avvertita, non curandosi che il ritardo poteva nuocere al disgraziato, inveirono contro la brigata da me comandata con parole triviali"[16].
Questo contrasto, tuttavia, comportò anche qualche aspetto positivo, in quanto i militi della Pubblica Assistenza operavano con modalità e tecniche moderne, il che indusse anche la vecchia Confraternita ad organizzarsi in una attiva modernizzazione delle sue attrezzature, favorita dall'ampiezza dei suoi mezzi finanziari.
Il quadro cittadino, però, cambiò nel 1905 quando, mentre ancora era in atto la polemica tra i militi della Pubblica Assistenza e i fratelli della Misericordia, nacque un'altra istituzione: la Croce d'Oro. "Il dualismo fra l'apparato religioso della Misericordia ed il laicismo della Pubblica Assistenza che inclinava all'anticlericalismo, induceva qualche cittadino a chiedersi se fra il nero di quella ed il rosso quasi scarlatto di questa, non potesse inserirsi, laica e democratica, ma rispettosa di tutti gli ordinamenti, un'altra associazione di soccorso. Così che un lavandaio d'obbedienza monarchica, Zelindo Mannelli, si intese con altri elementi monarchici o quanto meno non fideistici né anticlericali, e il 5 settembre 1905 era costituita l'associazione di carità «Croce d'Oro». La quale non ebbe sul momento troppo comoda vita: […] s'arrivò perfino a definirla Croce di latta. Tutto ciò non le impedì di prendere di anno in anno validamente piede, elemento essa pure necessario di quelle attività che rappresentano una servitù volontaria alla città e ai cittadini"[17].
Che i fondatori non fossero anticlericali ce lo indicano lo stemma e il motto: la Croce greca e le parole Carità e Croce. "Questo stemma ci vuol forse ricondurre alle fratrie, a quelle consorterie con fini anche civili sorte in Grecia, dove il concetto di democrazia ha avuto i suoi prodromi"[18].
La fede monarchica dei fondatori è testimoniata anche dalla stessa Croce, che è parte integrante dello stemma sabaudo.
Il gruppo dei fondatori era costituito, in massima parte, da fratelli della Misericordia che, per dissapori interni, avevano deciso di dar vita alla nuova istituzione. Questa è tradizione orale tramandata negli ambienti della Misericordia e della Croce d'Oro, ma è in parte confermata da un articolo pubblicato su un giornale cittadino nel 1907: "Talvolta per un capriccio, per un dissidio in una istituzione, un gruppo di persone forma un'altra istituzione quasi identica […] E se la nuova Società deve sorgere, ben sorga e ben venga questa Carità […] sarà quella che lenirà quei dolori e quelle sventure per le quali nessuna istituzione ancora esiste a Prato"[19].
Il gruppo dei fondatori della Croce d'Oro era quanto mai eterogeneo. Fondatore dell'Associazione è considerato Zelindo Mannelli, lavandaio che, senza alcun riferimento manzoniano, risciacquava i panni nell'acqua limpida della gora di via Frà Bartolomeo, fuori della Porta Fiorentina, che ora non esiste più. Egli era un popolano, monarchico e non anticlericale, "sicuramente, in quanto uomo del popolo, non era massone"[20]. Costui, insieme ad altre sei persone, tra cui spiccavano Alfredo ed Umberto Mascelli, poi titolari di una nota "bottega" di elettricità e considerati quasi degli industriali per l'epoca, diede vita alla nuova Istituzione.
Gli ideali culturali di questo nuovo ente non erano, e non sono tuttora, radicalmente antitetici a quelli di nessuna delle due Associazioni già esistenti in Prato. Se la Misericordia si distingueva per la sua fede operante e la Pubblica Assistenza per il suo radicato laicismo, la Croce d'Oro ha tenuto alto per tutto il XX° secolo, e continua tutt'oggi, un principio: il civismo, "civismo inteso come coscienza generosa che il cittadino ha dei propri doveri verso la comunità"[21]. Per questo la Croce d'Oro iniziò e continuò a ritagliarsi un proprio posto all'interno della città, perché nel suo ideale di fondo si potevano riconoscere tutti coloro che, desiderosi di portare il proprio contributo alla vita sociale cittadina, si sentivano estranei alle ideologie, forse troppo radicali, che caratterizzavano le due associazioni già esistenti.
Il tipo di volontariato che stava nascendo incentrava il suo significato nell'intenzione di dar vita ad una pratica che avesse un orizzonte di valori nuovo, che mettesse in risalto, sì, il civismo, ma su basi etiche e non antireligiose. E questa attività sperimentava la pratica dei propri valori immergendoli nell'hic et nunc, nella contingenza, nel fare, nella condivisione delle situazioni di bisogno, in modo da trovare il più rapidamente possibile, con i mezzi a disposizione, delle soluzioni[22].
La storia degli anni che seguiranno mostrerà come il rapporto fra questi tre enti e fra le persone che li hanno frequentati sia una storia più che mai pratese. L'essere pratesemente in corsa di sana emulazione, per riprendere una frase di Giampiero Guarducci, è stato uno degli elementi importanti che hanno fatto crescere ulteriormente la Misericordia e diventare grandi la Pubblica Assistenza e la Croce d'Oro. Gli abitanti della città toscana hanno in questo modo beneficiato dei servigi che le tre Associazioni hanno fornito, grazie allo spirito dei volontari, che, acuito anche da questa concorrenza, ha fatto sì che fossero sempre puntuali ed all'avanguardia nei loro interventi.
Gli anni seguenti vedono delinearsi bene gli scopi della neonata Croce d'Oro e nel 1907 viene dato alle stampe il primo statuto, il cui articolo 2 ne detta con chiarezza i compiti:
a) provvedere opportunamente e per tempo alla salute di chiunque, in luogo pubblico o privato, sia colpito da malori o da infortuni;
b) portare immediato soccorso ed una pronta ed efficace assistenza nelle località colpite da gravi infortuni o disastri o paesane o nazionali;
c) effettuare trasporti di malati all'ospedale o a domicilio;
d) assistere durante la notte i malati di tutte le famiglie che ne facciano richiesta, previa presentazione di certificato medico; far mute e procurare l'uso di utensili, macchine e strumenti richiesti alla cura e dai bisogni del malato;
e) effettuare il trasporto dei defunti Soci e non Soci;
f) impartire e diffondere […] precetti e principii atti a tutelare e conservare la salute pubblica, l'igiene e l'educazione fisica dei cittadini, mirando principalmente a combattere la tisi e la tubercolosi.
Le differenze con le altre associazioni si iniziano a vedere proprio dagli statuti. Emerge, più che una differenza nei servizi svolti, una differenza di impostazione. Ecco, ad esempio, come recitano gli omologhi passi dello statuto della Misericordia, redatto nel 1896:
Art. 6)[23] [L'attività della Confraternita] ha per oggetto l'esercizio delle opere di carità, più specialmente:
a) il trasporto degl'infermi anche in caso fortuito all'ospedale o a domicilio,
b) il trasporto alla camera mortuaria comunale o al cimitero della Confraternita di chiunque improvvisamente sia morto fuori della propria abitazione, quando richiesto dall' Autorità competente,
[…]
d) l'assistenza ed il servizio in tempo di notte ai confratelli infermi,
e) il suffragio alle anime dei defunti con preci ed altri riti ed esercizi di religione.
Ecco descritto chiaramente quale sia il ruolo e lo spirito dei volontari della Misericordia: "I Fratelli della Misericordia sono laici che, volontariamente votati a seguire una «regola» per l'esercizio di Opere di Misericordia corporali, hanno ascoltato l'ammonimento di S.Paolo: «la Fede senza le Opere è morta»; sono dei cattolici e quindi dei credenti nella «salvezza per meriti» perciò sublimano la filantropia degli uomini col carisma della carità; sono dei misericordiosi che sperano di ottenere misericordia. Il loro «servizio di carità» ha termine con la preghiera: il Capoguardia congeda la «brigata» dicendo: «Vadano in pace» ed essi rispondono col saluto, tutto cristiano, «Iddio gliene renda merito»"[24].
Lo statuto de L'Avvenire è, invece, molto più preciso nel delineare le tipologie di servizio che l'Associazione si era proposta di eseguire:
Art. 2. La società si propone:
a) di portar soccorso in caso di disastri, inondazioni ed infortuni pubblici;
b) di soccorrer chiunque in luogo pubblico sia colpito da malori o da qualche sinistro;
c) di trasportare i malati all'Ospedale od al loro domicilio;
d) di concorrere all'estinzione d'incendi;
e) di favorire e promuovere le istituzioni dei sanatori pei tubercolosi, di stazioni climatiche e marine;
f) di proteggere l'infanzia abbandonata;
g) di prestare assistenza ai soci ammalati, di distribuire loro medicinali e alimenti, procurando l'uso di utensili, macchine ed istrumenti richiesti dalla cura;
h) di istituire scuole pratiche d'infermieri;
[…]
Art. 3. La Società s'interdice ogni scopo politico o religioso, ma potrà partecipare ad ogni manifestazione ed iniziativa in favore della civiltà e dell'umanità.[25]
I propositi dello statuto della Pubblica Assistenza erano tanto lodevoli quanto numerosi ed impegnativi. Facendo un paragone con lo statuto della Croce d'Oro è subito rilevabile la maggiore ampiezza d'intenti de L'Avvenire, forse dovuta proprio alle maggiori disponibilità finanziarie. Sempre all'interno dello statuto di quest'ultima, l'articolo 3 chiarisce subito l'interdizione da ogni scopo sia politico che religioso, il che aiuta ulteriormente a chiarire la posizione anticlericale della Pubblica Assistenza. In una recente pubblicazione a cura di questo ente un articolista afferma addirittura che "la motivazione di ogni volontario in questi primi cento anni di vita della Pubblica Assistenza è sempre la stessa: la solidarietà e la consapevolezza che non è necessario essere iscritti ad Associazioni di matrice religiosa per aiutare il prossimo […]"[26].
La Croce d'Oro ha dovuto subire fin dall'inizio non poche limitazioni nell'assolvimento dei propri compiti a causa delle ristrettezze economiche con le quali si è dovuto sempre misurare lo spirito di intraprendenza dei suoi militi[27] e dei Consigli d'amministrazione. Le ristrettezze economiche, che sono una costante della vita di tutte le Associazioni di Volontariato, lo sono state più che mai per la Croce d'Oro, che da sempre ha lottato caparbiamente per la propria esistenza. Questo però ha portato come conseguenza un elemento che si è rivelato minore negli altri due enti: l'attaccamento del corpo sociale all'Associazione. I militi ed i soci della Croce d'Oro si riconoscevano e si riconoscono tutt'ora moltissimo in essa e al necessario, come vedremo, molti di loro si sono esposti ed impegnati personalmente per la sua sopravvivenza o per la sua crescita.
Queste ristrettezze economiche sono state anche motivo di uno sviluppo più lento rispetto a quello della quasi coetanea L'Avvenire. Se, infatti, la Misericordia aveva già una propria sede alla metà dell'800 (poi ampliata nel 1971) ed anche un proprio cimitero per le onoranze funebri, la Pubblica Assistenza riuscì ad inaugurare la propria sede sociale nel 1922, mentre la Croce d'Oro ha potuto reperire i fondi per questo ambito acquisto solo nel 1995, dopo aver cambiato molte volte sede e solo grazie all'esposizione in prima persona di molti dei suoi militi.
Se, poi, la Misericordia poteva contare su una storia secolare che aveva portato ad un profondo radicamento nel tessuto cittadino, grazie anche ai rapporti con il mondo cattolico, la Pubblica Assistenza, sebbene più giovane, aveva dalla sua le simpatie di quella parte di cittadinanza, popolare ed industriale, che era aperta alle idee democratiche e progressiste, e degli appartenenti al mondo massonico. Infatti, "la Pubblica Assistenza L'Avvenire, poteva essere considerata senza dubbio legata a doppio filo all'ambiente […] massonico e questo sia per la sua azione concreta e per il carattere dei suoi obiettivi, sia per la numerosa e qualitativamente ricca presenza di massoni non solo tra i soci ma anche e soprattutto nei suoi quadri dirigenti"[28] ed inoltre "la massoneria ebbe un peso costante nel tempo all'interno della società di assistenza pratese visto che anche nel consiglio eletto dopo la erezione in ente morale del maggio 1906 la presenza di massoni era nutrita e qualificata e che tale tendenza si confermò anche nelle elezioni successive fino ad arrivare ai giorni nostri"[29]. Questo non vuol dire che quelle Associazioni abbiano avuto una vita molto facile; la Pubblica Assistenza, soprattutto, ha dovuto superare enormi difficoltà per erigere la sede sociale in proprietà, ma, a differenza della Croce d'Oro, esse hanno goduto, nell'ambito cittadino, di più facilitazioni e più crediti.
Proprio a questo proposito si ebbe uno dei numerosi screzi tra la Pubblica Assistenza e la Misericordia, poiché ai primi del '900 la Cassa di Risparmio pratese "si era dimostrata estremamente restia a concederle (all'Avvenire) un sussidio annuale, come già faceva nei confronti della Misericordia"[30].
La Croce d'Oro, invece, riuscì a nascere, sopravvivere ed emergere quasi esclusivamente grazie all'intraprendenza dei suoi militi che, operando sotto gli occhi di tutti con i pochi mezzi a disposizione, si distinguevano per l'impegno e l'abnegazione. Le prime concrete realizzazioni furono le seguenti: l'attuazione del servizio domiciliare di assistenza diurna e notturna, che fu esteso anche ai reparti dell'ospedale, l'acquisto, nel 1909, del primo carro-lettiga a mano e, nel 1913, del carro-lettiga a traino di cavalli, noleggiati al bisogno dalla vicina stalla di Guido Guarducci, detto Bistecca. Grazie all'impegno dei suoi volontari, la Croce d'Oro "immediatamente s'impose alla considerazione della città. I giovani, cogliendone subito il significato nuovo, accorsero numerosi nelle sue file"[31].
Nel 1912 la Croce d'Oro aveva aderito alla Federazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze Laiche[32], come aveva già fatto L'Avvenire. Fu questa la ragione che fece abbandonare all'istituzione l'appellativo di Associazione di carità, per assumere quello di Pubblica Assistenza, "Il perché […] si può anche comprendere, ma non è qui il caso di discutere. Ma per i pratesi è la Croce d'Oro, e basta"[33].
Come osserva il Guarducci, "le notevoli difficoltà finanziarie sono il patrimonio che segna la vita di ogni associazione di popolo, ma ne caratterizza sicuramente la propria indipendenza esaltando così tutto quel sapore della democrazia concreta che da sempre è racchiuso nell'animo buono della nostra gente"[34]. Questo, infatti, è sempre stato il patrimonio della Croce d'Oro che, nonostante le difficoltà e la concorrenza, continuava a crescere. "Ma oltre al sacrificio ed alla dedizione fisica, spesso i militi ed i soci dovevano sopperire anche finanziariamente alle necessità dell'Associzione"[35]. "Spesso, la sera, quando ci si ritrovava tutti insieme nella sala dei militi per stare in compagnia, ci si frugava in tasca per cercare la monetina da mettere nel contatore del gas a gettone per illuminare e riscaldare la stanza"[36].
L'Annuario pratese del 1915[37] riferisce che la Croce d'Oro conta mille soci ed ha sede in via Pugliesi 74 (Palazzo Vai). È dotata di un ambulatorio con prestazioni mediche gratuite di numerosi medici volontari, di tre carri-lettiga a mano e di uno a traino equino. Conta anche una sezione rurale nella frazione di S.Giorgio a Colonica.
Ma se i risultati ottenuti in pochi anni dalla Croce d'Oro sono buoni, i progressi fatti dalla Misericordia e dalla Pubblica Assistenza sono maggiori e più celeri. I due enti contano, infatti, numerose sezioni rurali fin dai primi anni del '900, si dotano presto di autoambulanze (nel 1919 la Misericordia e nel 1924 la Pubblica Assistenza) e sono muniti entrambi di squadre di pompieri ben attrezzate.
Le sezioni rurali assumono subito una grande importanza. Innanzitutto dal punto di vista del servizio, poiché rispondere ad una chiamata in periferia dalle sedi madri poste in centro, con i carri a mano o a cavalli, richiedeva troppo tempo e questo poteva essere fatale in caso di una grave emergenza; secondariamente per far conoscere a più persone possibile l'attività dell'Associazione e quindi reclutare un maggior numero di volontari e svolgere servizi sempre più numerosi.
Gli interventi di emergenza, ai primi del Novecento, venivano effettuati con i carri a mano, di cui tutte e tre le Associazioni erano dotate, e che furono sostituiti col tempo da quelli a traino equino prima e dalle autoambulanze poi. Con l'assenza del telefono, la chiamata era sempre effettuata di persona, recandosi presso una sede associativa, oppure tramite un passaparola tra vicini. Ma "i più fortunati potevano inforcare la bicicletta e lanciarsi in una corsa disperata"[38]; arrivata la chiamata in Associazione si metteva in moto il meccanismo di reclutamento della squadra, poiché a quel tempo i volontari non sostavano in sede in attesa, ma svolgevano i propri lavori e venivano contattati al momento reale dell'emergenza. Veniva così chiamato il droghiere, oppure il calzolaio, tutte le risorse umane che avevano dato disponibilità. Costoro si recavano in sede, vestivano velocemente la casacca e si lanciavano in strada col carro a mano, verso il luogo della chiamata. Cipriano Cipriani, milite da cinquant'anni, così racconta come veniva usato il carro a mano: "[…] il carrino veniva chiamato il volantino e quando prendeva il via correva e ci voleva il fiato per stargli dietro! Partivano in due dalla sede della Croce d'Oro e arrivati al cantaccio[39] trovavano, per esempio, il povero Bellandi, il macellaio, che si aggregava; poi, entrati in piazza S. Marco, trovavano un altro e si aggregava anche lui. Poi, se il percorso era particolarmente lungo, può darsi che trovassero uno in bicicletta che scendeva e dava il cambio a uno dei militi, che a sua volta prendeva la bici e si riposava. Non importava essere iscritti o essere volontari, le persone che vedevano i soccorritori passare si accorgevano dell'importanza del momento e, se potevano, davano man forte […][40]".
La Misericordia e la Pubblica Assistenza, all'inizio del secolo, erano in concorrenza per l'assegnazione dei servizi per conto del Comune, come il trasporto degli alienati e la gestione dell'asilo infantile; se, inizialmente, la Pubblica Assistenza sembrò spuntarla sulla Misericordia, nel 1906, con il Comune in mano ad una giunta con forte rappresentanza monarchica, sarebbe stata la seconda a vedersi assegnati gli incarichi, poiché "gli equilibri politici cittadini, dopo un inizio '900 tutto favorevole al fronte democratico e progressista, e quindi ad esperienze nuove come la Pubblica Assistenza, erano cambiati"[41]; d'altronde, la concorrenza per l'assegnazione dei servizi socio-sanitari, nella quale presto entrò anche la Croce d'Oro, è continuata fino agli accordi degli anni settanta-ottanta.
Anche se la Croce d'Oro non poteva competere con la progressiva espansione e con l'aggiornamento tecnologico della Pubblica Assistenza e della Misericordia, i suoi militi si distinguevano sempre per il loro altruismo e la loro abnegazione. Infatti durante la guerra del '15-'18, quando i treni portavano i feriti presso l'ospedale militare di Prato, che era stato allestito nei locali del Collegio Cicognini, la Croce d'Oro espletò la sua missione umanitaria portandovi i feriti, giunti con i treni alla stazione direttamente dalle trincee, ed i suoi militi, spesso, affiancarono gli infermieri nelle corsie dell'ospedale.
"La copia e la perfezione del materiale, l'ottima preparazione ed istruzione sanitaria dei militi, la loro disciplina, lo spirito caritatevole ed umanitario che evidentemente li ispirava e li guidava nel compimento del loro pietoso ufficio, hanno efficacemente contribuito ad alleviare le sofferenze di questi nostri militari […]"[42].
Quando, poi, il 13 gennaio 1915, il terremoto colpì la Marsica, in particolare le zone di Sora ed Avezzano, anche la Croce d'Oro inviò i propri militi sul luogo. Fu il loro primo intervento di soccorso in occasione di calamità nazionali e l'Associazione ricevette, per la sua opera, il primo riconoscimento pubblico di benemerenza: la decorazione del nastro rosso-nero del Ministero degli Interni.
Per quanto riguarda questo tipo di interventi, nei decenni successivi la Croce d'Oro riuscì sempre ad inviare il proprio personale sui luoghi ove erano avvenute delle calamità; avendo l'Associazione scarsità di mezzi, essa si faceva quasi esclusivamente forza sulla disponibilità e sulla buona volontà dei suoi militi che, ovunque si recarono, si distinsero e meritarono molti riconoscimenti istituzionali.
Quanto all'attività in ambito cittadino, possiamo rilevare che, fino agli anni '70, gli interventi di soccorso, con i carri a mano prima e con le autoambulanze poi, non erano frequenti per nessuna Associazione. Tali interventi venivano richiesti soprattutto in caso di malore o di incidente in strada. I volontari si impegnavano soprattutto nell'assistenza ai malati o agli indigenti, nella gestione di ambulatori di medici volontari, nei servizi funebri.
Nei rapporti tra la Misericordia e la Pubblica Assistenza i toni si andarono pian piano calmando; infatti da parte delle dirigenze di entrambe le Associazioni venivano spesso inviti alla tolleranza ed alla collaborazione. L'obiettivo era, da parte di tutti, di stemperare quell'antagonismo che rischiava, talvolta, di trasformare un atto di solidarietà in un incivile episodio di intolleranza.
Alcuni esempi che illustrano il nuovo spirito di collaborazione: "una squadra di pompieri della Pubblica Assistenza tornava in sede dopo aver partecipato all'estinzione di un incendio (era il 1915 n.d.a), quando s'imbatté in un carro lettiga della Misericordia che stava trasportando un malato, ma il cui cavallo, stanco, aveva dato forfait. I pompieri cedettero il proprio cavallo, permettendo alla Misericordia di procedere nel servizio assistenziale"; ed ancora: "un giovane socio della Pubblica Assistenza si era lasciato andare ad intemperanze nei confronti di un fratello della Misericordia. Il consiglio d'amministrazione lo aveva redarguito ed il giovane sbollito l'impeto e aperto l'animo, si recava di persona a fare le sue scuse all'offeso"[43].
La Croce d'Oro nel 1921 inaugurò il rinnovato ambulatorio per consultazioni e medicazioni gratuite da parte dei medici volontari, che nel 1922 venne munito di riscaldamento. "Solo ed esclusivamente l'abnegazione dei militi e dei soci riusciva orgogliosamente a tenere aperta la porta di un'istituzione popolare che serviva, in stragrande misura, proprio al popolo, quello minuto, a quella gente che s'interrogava quotidianamente per rimettere insieme il desinare con la cena. E ce n'era, in quei giorni, a Prato"[44].
Cominciavano, poi, a moltiplicarsi le iniziative a favore della giovane Associazione. Un comitato pro Croce d'Oro gestiva, nel 1923, l'Arena Banchini (poi Politeama Pratese)[45] e vi organizzava anche fiere di beneficenza. "La domenica mattina, lungo il percorso classico (piazza S. Francesco, via Ricasoli, piazza del Comune, il Corso, piazza del Duomo e via Garibaldi) che un po' serviva per vedere e un po' per farsi vedere, […] ai pratesi capitava, spesso, di vedere i militi della Croce d'Oro adattarsi al sacrificio di chiedere per dare"[46]. La tradizione delle iniziative in favore dell'Associazione è arrivata fino ad oggi; l'annuale Festa del Volontariato della Croce d'Oro è un appuntamento ormai classico dell'estate pratese e impegna tutte le sere, per venti giorni, circa 40 volontari al lavoro in vari stands.
Furono proprio i fondi ricavati dalle fiere di beneficenza a permettere alla Croce d'Oro, nel 1923, di rifare le divise. Le Delibere del Consiglio del 23 marzo e del 18 aprile 1923 indicano con chiarezza la foggia che queste dovranno avere: "[…] il cappello avrà la forma di berretto come quello in uso (di tipo militare n.d.a); la giubba avrà il colletto alto e rovesciato con mostrine azzurre e sopra due crocelline gialle, le controspalline e quattro tasche. I pantaloni avranno le bande azzurre".
Nel settembre 1923 la Croce d'Oro riuscì anche ad organizzare a Prato, presso il Collegio Cicognini, il Convegno Nazionale delle Pubbliche Assistenze. L'esibizione di salvataggio vide l'Associazione, partecipante fuori concorso, adottare nuove tecniche, che oggi si direbbero di protezione civile. Il primo premio con medaglia d'oro andò alla Pubblica Assistenza L'Avvenire di Prato.
Nel 1924, al Concorso Ginnico Internazionale di Firenze, la Croce d'Oro si esibì anche in prove di pronto soccorso, conquistando il primo premio.
Nel 1927 il regime fascista ordinava il commissariamento delle Associazioni di Assistenza rette come società semplici e non in possesso di personalità giuridica. La Pubblica Assistenza e la Croce d'Oro vennero allora private del loro ordinamento democratico e gestite da un commissario prefettizio. Entrambe furono costrette ad aderire al Dopolavoro Fascista, nonostante le manifestazioni incontrovertibili di opposizione da parte della maggioranza dei militi. Se si voleva farle sopravvivere, era compito dei dirigenti assecondare i voleri del regime.
Anche la Misericordia fu commissariata: "dal 1941 al 1945 il Regime aveva sostituito al Proposto i commissari prefettizi"[47].
Negli anni trenta, nonostante la nutrita presenza di fascisti all'interno del sodalizio, che ne comprometteva l'ordinamento democratico, la Croce d'Oro si arricchì di altre due sezioni periferiche[48]. Ma queste sorsero in zone dove, regime o no, i nuovi regolamenti antidemocratici erano così invisi che il Commissario del Partito che presiedeva l'Istituzione fu costretto a decretarne la momentanea chiusura.
Durante la guerra la Croce d'Oro, coordinata da Rolando Delmaro Marchi, fascista, comandante delle squadre dei militi dell'Associazione, organizzò la propria squadra di soccorso, con attrezzature particolari per ogni evenienza conseguente ai bombardamenti. L'equipaggiamento, approvato dal Comando di Difesa Antiaerea, era costituito da maschere contro i pericoli della guerra chimica, zaini per medicinali, scale all'italiana e quattro tende per ospedale da campo. La divisa era di tipo militare: elmetto e tuta grigioverde. Un carro attrezzi forniva il necessario per l'opera di rimozione delle macerie e per lo smassamento. La Squadra di Soccorso Antiaereo della Croce d'Oro faceva parte dell'U.M.P.A. (Unione Militare Protezione Antiaerea) e i militi "avevano gli elmetti bianchi con le croci d'oro, i cinturoni rossi da pompieri con l'accettino"[49]. Tutta l'organizzazione della squadra d'emergenza venne collaudata nel 1942 a Viareggio, in un convegno organizzato dalla Federazione delle Pubbliche Assistenze. La Croce d'Oro prese parte attiva alla manifestazione, svolgendo il ruolo di vivandiera con l'utilizzazione di una cucina da campo fornita dall'esercito.
Anche le altre due Associazioni, naturalmente, diedero il proprio contributo durante il secondo conflitto mondiale. Nonostante le ristrettezze economiche, rese ancora più gravi dal periodo bellico, che imposero di riporre in garage le ambulanze e di tirar fuori di nuovo i carri a mano, i militi che non dovettero partire per il fronte rimasero a svolgere numerosissimi servizi. "La Pubblica Assistenza si rese particolarmente utile nei primi anni della guerra. Nello Martinuzzi, «una delle memorie storiche dell' Associazione», ricorda come, a turni, nel corso dell'intera giornata, squadre di militi con la propria divisa collaboravano con le crocerossine ed i militari alla stazione centrale. Erano incaricati di portare i rifornimenti ai militari…"[50].
Giampiero Guarducci, da parte sua, così racconta l'opera dell'Arciconfraternita in quegli anni: "numerosi furono i finti trasporti di feriti o malati: con le ambulanze si trasportavano in luoghi sicuri persone che in qualche modo dovevano essere tenute celate a fascisti e tedeschi. Una trentina di partigiani venivano sottratti alla cattura grazie all'intervento della Misericordia…"[51].
Tutte e tre le Associazioni fecero il proprio dovere, soprattutto a partire dal 2 settembre 1943, quando su Prato iniziarono i bombardamenti, andando a raccogliere i feriti ed i morti nelle zone colpite. Il Comando di Difesa Antiaerea aveva diviso la città in tre zone[52]: Prato nord era assegnata alla Misericordia, Prato sud alla Pubblica Assistenza e Prato est alla Croce d'Oro. "Al suono della sirena noialtri ci dovevamo subito recare, con l'autoambulanza o con il carro a cavalli, a Mezzana (frazione di Prato est, n.d.a) ed in caso di bombardamento intervenire presso i feriti ed i morti. […] Furono giorni terribili, per i morti ed i feriti, sì, ma anche per la devastazione che portavano le Fortezze Volanti. Addirittura, durante un bombardamento, uno dei cavalli che ci prestava Bistecca[53] si spaventò al punto di rompere le briglie e scappare […]"[54].
La grande penuria di pezzi di ricambio, pneumatici, camere d'aria e benzina, però, limitava moltissimo il margine operativo dei volontari e dei loro mezzi. I responsabili inviavano continuamente alle autorità lettere di richiesta di rifornimenti che venivano, però, tutte inevitabilmente cestinate. Infatti, vedendo inutilizzate le due ambulanze della Croce d'Oro in servizio, una Fiat 525 ed una Fiat 515, il presidente Giulio Luchetti scriveva: "[…] da oltre 7 (sette) mesi non abbiamo avuto assegnazione di olio […]; le nostre macchine sono costrette a rimanere ferme"[55].
I meccanismi per l'organizzazione del soccorso diventavano ancora più complessi: se prima le squadre venivano formate chiamando i volontari disponibili presso il loro domicilio o luogo di lavoro, adesso questi dovevano scendere dai monti dove erano sfollati, rischiando di cadere vittime dei rastrellamenti tedeschi e fascisti. C'era bisogno, allora, anche di camere d'aria per le biciclette, in modo da velocizzare l'arrivo di costoro in città: "[…] avendo tutti e quattro gli autisti sfollati a causa dei recenti bombardamenti della Città di Prato […] e dovendo effettuare un lungo tragitto a piedi, arrivano alla sede con diverso tempo di ritardo"[56].
Le richieste di rifornimenti diventano inutili quando, nel luglio del 1943, le tre Associazioni vengono private di buona parte delle ambulanze, razziate dai tedeschi in fuga. Si tirano allora fuori nuovamente i carri a mano ed a cavallo, che si spingeranno fino nelle frazioni, anch'esse colpite dai bombardamenti.
Il 6 settembre 1944 gli alleati entrano in Prato; tutta la città finalmente respira, ma non sono finite le difficoltà per la Croce d'Oro. Una lettera del Comitato di Liberazione Nazionale, Sezione di Prato, datata 9 settembre 1944, viene recapitata alla Pubblica Assistenza L'Avvenire, prima nell'elenco dei destinatari, poi alla Misericordia, infine alla Soc. ex Dop. Croce d'Oro, ultima dell'elenco; con questa lettera si comunica quanto segue:
"Su deliberazione di questo Comitato è stato deciso lo scioglimento della Società ex-Dop. Croce d'Oro.
Tutto il materiale attualmente in possesso di tale Società passerà, dopo debito ed esatto inventario, a disposizione della Società Assistenza Avvenire e della Ven. Arc. della Misericordia.
Tenuto conto della situazione finanziaria attuale delle due suddette Società, si delibera che la parte maggiore del materiale in questione passi alla Società Assistenza Avvenire.
La suddivisione avverrà in perfetto accordo fra i delegati di questo Comitato incaricati della reggenza della Società in parola"[57].
Il C.L.N. rimproverava alla Croce d'Oro la numerosa presenza di aderenti all'ex Partito Fascista al suo interno. Infatti la lettera si rivolge all'Associazione proprio in quanto ex Dop., cioè ex Dopolavoro Fascista.
Tuttavia lo scioglimento dell'Ente, che ormai aveva assunto una propria importanza nella realtà pratese, non poteva essere dichiarato senza riserve. Una lettera di rettifica del C.N.L. del 10 settembre informa, infatti: "Il presente mandato ha valore di provvisoria sospensione del provvedimento di esproprio dei beni della Società ex-Dop. Croce d'Oro"[58].
Ma il 30 settembre una comunicazione definitiva toglie tutte le rimanenti speranze alla Croce d'Oro:
"Sciogliendo le riserve cui al nostro precedente foglio, Vi comunichiamo che questo Comitato ha deciso lo scioglimento della Vostra Associazione. I militi facenti parte hanno facoltà di entrare in altra Associazione (Pubblica Assistenza, ecc.) ed avranno diritto al riconoscimento del grado di anzianità. Tutto il materiale in dotazione dev'essere consegnato alla Pubblica Assistenza, in prevalenza, ed il resto alla Misericordia"[59].
Questo, come facilmente si può comprendere, fu un avvenimento gravissimo nella storia dell'Associazione, ma servì soprattutto ad evidenziare ancora di più la volontà dei militi di farla sopravvivere, tanto che, infatti, essa fu rifondata un anno dopo, col nome "Società Operaia di Pronto Soccorso Croce d'Oro". Inoltre questo fatto incise profondamente sui rapporti con le altre Associazioni, nei termini che vedremo.
La rifondazione della Croce d'Oro avvenne, come già detto, poco tempo dopo lo scioglimento, per merito di Raffaello Gherardini, di Alberto Torricini, dei fratelli Pierallini e di tutti gli antifascisti già presenti all'interno dell'Associazione. Renato Bartolomei, che all'epoca aveva vent'anni e che sarebbe diventato poi Presidente dell'Associazione, così ricorda gli eventi: "La Croce d'Oro fu chiusa con la scusa che era un covo di fascisti, ma non era per niente vero [...]; io ero figlio di un antifascista e poi c'erano il Gherardini, il Torricini, i Pierallini, che erano comunisti. Dopo aver momentaneamente allontanato gli ex fascisti, tra cui Rolando Delmaro Marchi, furono loro ad andare in Comune a reclamare il permesso di riaprire l'Associazione"[60].
Queste persone riuscirono ad avere l'autorizzazione a rifondare la Croce d'Oro portando al C.L.N. la testimonianza dei tanti servizi effettuati, col carro a mano, sotto i bombardamenti. Adolfo Ciro Cavaciocchi, autista capo squadra, il Marchi e gli altri, avevano effettuato più di cinquanta servizi di raccolta di morti e feriti. Il C.L.N. riconobbe il merito e, dopo l'autorizzazione, conferì addirittura, l'8 settembre 1945, un diploma di benemerenza all'Associazione.
Il materiale che era stato diviso tra le altre due Associazioni, "[…] le ambulanze, il bancone del circolo, il biliardo, ma anche le seggiole ed i fiaschi vuoti […]"[61] non fu "dalla Misericordia neanche toccato, mentre la Pubblica Assistenza venne e portò via tutto"[62]. Dopo, però, che fu concesso il permesso di rifondare l'ente, l'Avvenire fu costretta a restituire tutto. Questo comportamento spiegherebbe la rivalità che si venne a creare tra le Croce d'Oro e L'Avvenire negli anni seguenti, mentre con la Misericordia "c'era un certo feeling"[63].
Gli anni successivi al secondo conflitto mondiale videro tutte e tre le Associazioni alle prese con la ricostruzione, propria e della città. Le influenze antidemocratiche che si erano insinuate con la forza all'interno delle loro strutture erano ormai del tutto scomparse, essendo la cittadinanza pratese, a stragrande maggioranza impiegata nell'industria tessile, politicamente schierata su posizioni di sinistra. Il patrimonio di solidarietà e di senso civico che le caratterizzava fu quanto mai utile per ricostruire in città un tessuto sociale che era andato in frantumi, come le case sotto i bombardamenti. La marcata contrapposizione tra destra e sinistra che caratterizzò la vita, non solo politica, della nazione e della città di Prato nei decenni del dopoguerra, vide protagoniste anche la Pubblica Assistenza e la Misericordia, sempre schierate sulle proprie posizioni. "La base sociale della Pubblica Assistenza era, infatti, storicamente composta da operai e lavoratori in genere, tra i quali la caduta del fascismo, la ritrovata libertà e gli ultimi mesi di lotta partigiana, riaccesero una volontà di partecipazione in gran parte orientata verso il PCI"[64]. E se queste due Associazioni avevano anche non pochi problemi interni di ristrutturazione e riassetto, la Croce d'Oro ne aveva di ancor più grandi, a causa delle sue croniche ristrettezze economiche.
Dopo la sua rinascita, la Società Operaia di Pronto Soccorso Croce d'Oro aderì nuovamente alla Federazione delle Pubbliche Assistenze[65]. In seguito alla restituzione del materiale da parte degli altri due Enti fu ripristinato il servizio di pronto soccorso e di ambulatorio. Le sezioni periferiche ripresero slancio e in centro si pensò di nuovo ad una sede in proprietà.
I già citati Ghelardini e Torricini, insieme a Rolando Delmaro Marchi (riammesso al sodalizio per la sua competenza ed i suoi indubbi meriti di volontario), sebbene fossero di estrazione politica opposta (comunisti il Ghelardini ed il Torricini, ex fascista il Marchi), unirono le proprie forze per restituire la vita all'Associazione di cui facevano parte. "Pur avendo basi ideologiche diverse, lavoravano tutti per l'Associazione. Io li ho sentiti parlare durante le riunioni di consiglio, il Torricini diceva al Marchi: «Delmaro, lo sai, si litiga quando siamo fuori, perché quando siamo qui, siamo della Croce d'Oro e si desina e si prende il caffè insieme […]». In Croce d'Oro si rispettavano e si volevano bene"[66]. Il Marchi ed il Torricini saranno, poi, per diversi anni, Presidente e vice Presidente dell'Associazione.
La figura di Rolando Delmaro Marchi è stata, infatti, assai importante nella storia della Croce d'Oro. Sebbene fosse stato fascista, gli intervistati lo hanno definito "un fascista per modo di dire […] competentissimo e disponibilissimo; se qualcuno gli diceva, alla pratese, «Marchi, buttati nel fuoco perché c'è bisogno di questo e di quello», lui ci si buttava" (Bartolomei), "un uomo molto buono e competente" (Cipriani). Dopo la sua riammissione tornerà ad essere Comandante delle Squadre e, successivamente, diventerà Presidente. I suoi meriti gli hanno fatto attribuire il titolo di Cavaliere. Oggi la sua memoria[67] è un punto di riferimento per tutta l'Associazione.
Il profondo legame fra Rolando Delmaro Marchi e la Croce d'Oro è confermato da una testimonianza della figlia: "Non è sbagliato dire che il babbo è nato in Croce d'Oro, poiché la casa dove ha avuto i natali nel 1908 è proprio il Palazzo Vai, in via Pugliesi, dove l'Associazione aveva sede fin dal 1905. […] Il volontariato in generale e la Croce d'Oro in particolare sono stati la passione della sua vita. Lui diceva che il volontariato era carità, ma una carità laica, il dare tutto se stesso senza volere niente in cambio, di terreno o di ultraterreno"[68].
Un elemento importante della vita dell'Associazione nel dopoguerra è stato il circolo sociale. Essendo state le sedi in affitto della Croce d'Oro sempre molto piccole, il circolo era situato altrove. Questo, però, era un importante strumento sia di aggregazione che di finanziamento per l'Associazione. Solo nel 1959, con l'affitto dell'ampia sede in via Cairoli, si poterono riunire nello stesso edificio gli ambulatori ed il circolo.
I proventi del circolo, infatti, uniti alla generosità della cittadinanza e ad iniziative come la Società Cooperativa Immobiliare "La Casa Madre della Croce d'Oro"[69], davano grandi speranze ai dirigenti di allora per il conseguimento dell'ambizioso obiettivo dell'acquisto della sede. Ma, pur essendo riusciti a reperire negli anni un'ingente quantità di fondi, essi non poterono mai concretizzare l'acquisto, poiché i locali adatti, che via via venivano trovati, erano molto grandi e troppo costosi. Quindi l'acquisto della sede continuò a rimanere un sogno fino agli anni '90. Tuttavia l'obiettivo dava stimolo a numerose iniziative, che ebbero comunque l'effetto di compattare ancora di più i militi della Croce d'Oro e di fare sì che la città si rendesse conto di come questi si impegnavano per l'Associazione. Furono organizzati convegni, feste e concerti, tutti a favore della nuova sede e delle attività dell'Ente.
L'impegno dei militi della Croce d'Oro si inseriva perfettamente nel quadro di una città in fase di piena ricostruzione, rendendo più che mai pratese la storia di un Ente da sempre caratterizzato da una forte volontà di sopravvivere e crescere.
Ma anche le altre due Associazioni si impegnarono moltissimo per riassestare la loro condizione economica e societaria. Tra le varie iniziative della Pubblica Assistenza è da segnalare, nell'immediato dopoguerra, la trasformazione del "Salone Apollo", al primo piano della Sede Sociale, in sala da ballo. L'ottima sistemazione e l'oculata gestione del salone riuscirono a far sì che l'Avvenire potesse saldare molti debiti.
"Due iniziative di grande rilievo furono realizzate dal Sodalizio (della Misericordia, n.d.a.) in questo periodo: […] la Società Cooperativa «Il Pellegrino», che contribuì ad alleviare i problemi quotidiani dell'alimentazione di tante famiglie e la «Cassa di soccorso», per venire incontro ai confratelli che versavano in disagiate condizioni"[70].
Ma la concorrenza tra le tre Associazioni non tardò a riemergere. Nel 1949[71] Delmaro Rolando Marchi, Silvano Bini ed Alberto Torricini, insieme ad altri, si fecero promotori dell'apertura, a Prato, di una locale sezione dell'AVIS[72]. "Uno dei maggiori promotori fu anche l'allora segretario della Croce d'Oro, Zaccagnini, il cui suocero era il dirigente dell'Avis fiorentina"[73]. Essi presero contatto anche con la Misericordia e con la Pubblica Assistenza e, inizialmente, sembrò che questa nuova iniziativa fosse destinata ad essere realizzata da tutti assieme. La sezione AVIS pratese fu istituita proprio nel novembre del 1949, presso i locali della Croce d'Oro. Il primo nucleo di donatori era costituito da 48[74] militi della Croce d'Oro, 31 della Misericordia e 2 dell'Avvenire. Il Presidente della sede provinciale dell'AVIS di Firenze così salutava l'iniziativa: "Nel prendere atto della costituzione dell'Associazione comunale dell'AVIS di Prato, sorta in seguito alle intese con questa Associazione provinciale a cui farà capo, è per me particolarmente gradito formulare i migliori voti per la nascente sezione, che è sorta per l'esclusivo merito della Società Operaia di Pronto Soccorso Croce d'Oro di Prato"[75]. Ma l'essere pratesemente in corsa di sana emulazione, non poteva permettere che la Misericordia e L'Avvenire lasciassero alla loro sorella minore tutto il merito e l'onore di aver messo in piedi una così importante e prestigiosa iniziativa. Così, nel 1950, la Pubblica Assistenza fondò anch'essa una sezione AVIS presso la propria sede; il Consiglio di quell'Ente motivò la decisione in questo modo: "il Consiglio, in seguito ad ampia discussione, constata che l'associazione dei volontari del sangue è divenuta un mezzo di propaganda da parte della Croce d'Oro tutt'altro che corretto e ravvisa pertanto di prendere le necessarie misure, perché questo Ente sia reso completamente indipendente. Stabilisce pertanto di convocare tutti i Presidenti delle sezioni affinché si interessino di far iscrivere all'AVIS il maggior numero possibile di soci, in modo che la nostra forza numerica consenta di ottenere il distacco dall'egida della Croce d'Oro"[76].
Parallelamente, e per gli stessi motivi, nel 1950 la Misericordia diede vita al Gruppo Donatori di Sangue "Fratres", che era autonomo e staccato dall'AVIS.
Solo nel 1962 il Comune concesse una propria sede all'AVIS comunale, che inglobò le due sezioni della Croce d'Oro e della Pubblica Assistenza. Il gruppo "Fratres" è tuttora presso la Misericordia.
Dal 1950 in poi la vita delle tre Associazioni fu caratterizzata essenzialmente da un costante assestarsi ed evolversi secondo i loro caratteri fondamentali. La Pubblica Assistenza e la Misericordia ebbero una crescita ed un'evoluzione più rapide, grazie alle maggiori disponibilità finanziarie. Allora crescere significava avere una maggiore disponibilità di mezzi, sempre più moderni ed attrezzati. Significava avere un maggior numero di sedi rurali, in modo da poter aumentare il numero degli iscritti, dei volontari e dei servizi (anche funebri) effettuati. La Croce d'Oro restava la terza, ma seguiva a poca distanza. Il circolo prima e l'apertura delle onoranze funebri alla fine degli anni '50, portarono un po' d'ossigeno nelle sempre chiuse e vuote casse dell'Associazione. Inoltre anche la Croce d'Oro contava, intorno al 1960, numerose sedi locali: Montale, Montemurlo, S. Giorgio e Tavola[77]. Ma il punto di forza della Croce d'Oro erano i volontari: "[…] la Croce d'Oro era il vivaio della gioventù, che poi riforniva anche le altre Associazioni […] perché? Perché c'era più libertà. Gli altri erano troppo schierati, gli unici non politici eravamo noi"[78]. "Il volontariato allora era anche lo stare in compagnia, perché le uscite con l'ambulanza erano poche in un giorno. Ma nella sala militi c'era la televisione e le persone venivano per guardarla e stare insieme. Ma la gente voleva stare tranquilla, senza seguire ferree regole o parlare sempre di politica[79]. Per questo venivano da noi"[80]. "Non abbiamo mai avuto problemi di volontari, giorno e notte c'era sempre qualcuno disponibile. Il Comando delle Squadre aveva un gran daffare ad organizzare i turni di partenza, perché quando arrivava una chiamata, ed allora erano poche, tutti si buttavano sull'ambulanza e nessuno voleva scendere. Gli altri avevano, invece, spesso problemi di personale e passavano le chiamate a noi"[81].
Le iniziative di autofinanziamento di tutte e tre le Associazioni si moltiplicavano: venivano organizzati balli, feste, tombole, giochi, comitati, campeggi estivi. I rapporti con la Pubblica Assistenza si andarono pacificando; infatti, all'inizio degli anni '60 "[…] per fare un po' di quattrini, noi, con la Pubblica Assistenza, si andava le domeniche, un uomo ed una donna, in divisa, in giro per le strade a chiedere l'elemosina"[82].
La Croce d'Oro, essendo stata sempre poco aiutata dalle realtà imprenditoriali pratesi, era spesso costretta a presentare delle cambiali per poter acquistare i propri mezzi, esponendo in prima persona i volontari con le loro firme: "all'epoca (inizio anni '60, n.d.a.) costumavano i lampini, le ambulanze fatte sulle automobili station-wagon. Ne fu ordinata una ad un concessionario pratese e gli furono date delle cambiali. Il giorno dell'inaugurazione il concessionario volle mettere il riservato dominio sul mezzo e ci furono discussioni. Al momento del pagamento, in segno di scherno, fu pagato da noi con tutti soldi spiccioli"[83]. "Quel fatto ci servì da lezione e da quel giorno comprammo diversi mezzi direttamente alla FIAT di Torino, facendoli allestire da una carrozzeria di Cuneo che, nonostante la lontananza, ci faceva pagare a rate senza interessi. Fu da loro che acquistammo il primo carro funebre"[84].
Con delibera del 7 gennaio 1957 la Croce d'Oro assunse l'appellativo di Associazione di Pronto Soccorso e Assistenza che tuttora conserva. I diversi cambiamenti di sede che si erano verificati negli anni, i vari appellativi che erano comparsi accanto al simbolo della Croce d'Oro col mutare delle stagioni storiche, erano stati l'indice del fragile assetto societario derivante dal non avere una personalità giuridica e, quindi, un consacrato riconoscimento istituzionale. Si guardava, ormai da diversi anni, all'Ente Morale come ad un ancoraggio capace di offrire protezione, in quanto avrebbe potuto indubbiamente assicurare all'Associazione un futuro più certo, consentendole anche di possedere un proprio patrimonio. Le pratiche, iniziate nel 1957, si conclusero col Decreto Presidenziale n. 444 del 20 gennaio 1971[85]: la Croce d'Oro era decretata Ente Morale.
Negli anni '60 si ebbero i primi grandi interventi sui luoghi ove si erano avute delle calamità naturali. È il caso dell'alluvione di Firenze del 1966, quando la Croce d'Oro fu impiegata per trasportare viveri e medicinali nel capoluogo disastrato. "Fummo contattati dal Comune di Prato per andare con i nostri mezzi ai magazzini del Comune e dell'Ospedale, prendere il materiale e portarlo a delle famiglie in zona S. Iacopino; bisognava stare attenti a muoversi, però, i tombini erano tutti saltati e le strade rimasero impraticabili e piene di fango per molti giorni"[86]. "Quando andai a Firenze in occasione dell'alluvione, oltre a constatare la drammaticità della situazione, rimasi colpito da un'altra forma di volontariato, che mi sembrò molto importante: gli studenti universitari che andavano a recuperare i libri alla Biblioteca Nazionale"[87].
Nel 1968, in occasione del terremoto in Sicilia, partirono quattro volontari, e Cipriano Cipriani rimase un mese ad aiutare nello smassamento delle macerie; ecco come egli ci racconta le sue impressioni su quei drammatici momenti: "[…] perché talvolta, quando si rientra da un servizio, anche difficile e drammatico, tra di noi si tende a scherzare e a parlar d'altro? Per alleggerire la tensione, altrimenti dopo due o tre volte non se ne può più. Tutto questo, quando si ricercano delle persone sotto le macerie è elevato all'ennesima potenza. Quando si lavora intorno ad un palazzo crollato si spera sempre di trovare qualcuno in vita ma se, scavando, comincia ad apparire tra i detriti un braccio o una gamba, se si ha fortuna è un corpo tutto intero […]. E allora viene da pensare «ma chi me lo fa fare?».Ce lo fa fare il fatto che queste persone hanno bisogno di aiuto, di qualcuno che dia loro una mano a ricominciare. Allora tra noi soccorritori occorre creare uno spirito di corpo, un'amicizia che ci permetta di scherzare anche nei momenti drammatici, per alleggerire la tensione, per non scappare e lasciare nei guai quella povera gente […] Come stimolo a rimanere c'era soprattutto la gratitudine della popolazione colpita. Ma per noi non era il gusto di sentirsi dire «Grazie», era l'occasione di stringere nuove amicizie, di conoscere nuove persone, anche se in circostanze sfortunate. Lo spirito mio, ma anche quello degli altri volontari, non è mai stato quello dell'eroe o del salvatore. Lo spirito era ed è quello di una persona che va a dare una mano, che collabora, che mette a disposizione le proprie competenze. A me è sempre piaciuto lavorare fianco a fianco con gli altri soccorritori e con la popolazione locale"[88].
In seguito la Croce d'Oro ha dato il proprio contributo in occasione della maggior parte delle calamità avvenute sul territorio nazionale, fino al recente terremoto in Umbria. Inoltre, collaborando strettamente con il Coordinamento della Protezione Civile Nazionale, ha partecipato anche alla Missione Arcobaleno in Albania.
"Negli anni settanta, però, si cominciò a sentire il bisogno di un po' di rinnovamento, di fare un passo avanti. La questione della sede in proprietà si faceva sentire in maniera sempre più forte tra i volontari e ci si rendeva conto che la Croce d'Oro si era fermata e non cresceva"[89].
A quel tempo la sede della Croce d'Oro era ancora in via Cairoli, con l'accesso al parco macchine proprio dietro al Castello dell'Imperatore, nel centro di Prato. Pur essendo una sede in affitto, era più che dignitosa, poiché comprendeva il circolo, i dormitori, gli ambulatori, la sala per i militi, un ampio salone e uno spiazzo coperto da tettoie per le ambulanze. "Fu in quegli anni che cominciammo, sia noi che le altre Associazioni, a munirci dei furgoni attrezzati per il trasporto degli invalidi. L'era dei soli trasporti con le ambulanze stava terminando"[90].
Proprio in quegli anni si stava aprendo una nuova questione: quella dei finanziamenti e delle convenzioni con il Comune e la Sanità Pubblica. "Fino all'inizio degli anni settanta noi tiravamo avanti con i contributi annuali che ci venivano dati dagli enti pubblici. Poi, visto che le richieste di servizi da parte di questi aumentavano, cominciammo a richiedere maggiori sovvenzioni e, soprattutto, un tanto per ogni servizio effettuato. Ci furono diverse polemiche; si arrivò, da parte delle Associazioni, perfino a dire che chi avesse voluto viaggiare in ambulanza avrebbe dovuto pagare […][91].
È dalla fine degli anni '60 che, progressivamente, lo Stato italiano, attraverso gli enti locali, ha iniziato a fornire un sostegno finanziario sempre più importante a gran parte delle organizzazioni senza scopo di lucro attive nel nostro paese[92].
Tale politica di sostegno ha inizialmente ubbidito non tanto alla preoccupazione di evitare i costi crescenti e le inefficenze degli enti pubblici, né di garantire l'affidabilità dei servizi prestati, ma a quella di assicurare la sopravvivenza di un settore privato di antico radicamento nella società italiana, fortemente protetto dalla Chiesa Cattolica e diventato progressivamente uno strumento prezioso per la gestione del consenso politico e sociale[93].
Ai giorni nostri questa attenzione dello stato e degli enti pubblici ha mantenuto senz'altro un risvolto politico, poiché gli organismi di volontariato hanno assunto un peso sociale sempre più rilevante, ma è stata comunque vincolata da un controllo dell'impiego del denaro versato e da una verifica dei risultati raggiunti. Non solo, ma la maggior parte del denaro pubblico destinato alle Associazioni è stata elargita esclusivamente per la realizzazione di progetti da effettuarsi in rete, in modo da cercare di limitare gli individualismi che sempre hanno contraddistinto (e che ancora, sotto forma di interessi economici, dividono) questi enti. In più, buona parte dei finanziamenti ha dovuto essere obbligatoriamente impiegata per la formazione dei volontari[94].
Gli anni settanta vedono il passaggio dalla sede di via Cairoli a quella di via del Romito, sempre in affitto. La sede di via Cairoli, come già detto, riuniva sia le stanze dei militi che il parco macchine ed il circolo, ma presentava un problema. Infatti, nonostante fosse in centro, proprio dietro il Castello dell'Imperatore, si trovava alla fine di una strada senza sfondo, il che favoriva, specialmente di notte, il radunarsi nella via di personaggi poco raccomandabili, come barboni e tossico-dipendenti. "Molto spesso, la notte, qualcuno di questi scavalcava il cancello metallico che chiudeva l'accesso al cortile del parco macchine per andare a forzare le portiere delle ambulanze. Spesso rubavano il materiale per le medicazioni e le siringhe. Qualche volta anche i medicinali. Due o tre volte, poi, li abbiamo trovati a dormire dentro, sulle barelle. Per poco la squadra non partiva per l'emergenza col barbone addormentato dietro!"[95].
Ma i problemi della sede di via Cairoli erano anche causati dalla necessità di uno spazio maggiore. Il numero dei mezzi cresceva e le tettoie del cortile che si affacciava su via della Fortezza, dove c'era il parco macchine, non erano più sufficienti. Fu reperita allora una nuova sede in via del Romito, che aveva il garage e le stanze per i militi al piano interrato, in fondo ad una rampa, mentre il circolo e gli uffici amministrativi erano al piano terra, sulla strada. "La scelta fu contestata da una parte dei volontari, che sostenevano esserci possibilità migliori in città; infatti si trattava di un grosso garage che riusciva, sì, a mettere al coperto tutto il parco macchine, ma, poiché era in fondo ad una rampa, era freddo ed umido e molto triste"[96].
Ma se il trasferimento della sede in via del Romito ha segnato, dal punto di vista logistico, un passo indietro per la Croce d'Oro, per il rimanente gli anni ottanta vedono l'Associazione riorganizzarsi e iniziare, questa volta in maniera veramente moderna e definitiva, a crescere.
"Il problema della Croce d'Oro era che non cresceva. Volontari, per i servizi che effettuavamo, ce n'erano in abbondanza. Il circolo funzionava e facevamo anche qualche servizio funebre. Solo che l'Associazione era piantata lì e non faceva ulteriori passi in avanti"[97].
Quando, nel 1984, l'avvocato Luciano Giovannelli assunse la Presidenza, si trovò, insieme al vicepresidente Gualtiero Ciofi e a tutto il Consiglio[98], di fronte a numerosi problemi da risolvere.
Il primo che decisero di affrontare fu quello dell'identità dell'Associazione. Per questo chiesero all'amico Giampiero Guarducci di mettere su carta tutte le vicende della Croce d'Oro fino a quegli anni, in modo da ricostruire tutto quello che era avvenuto e da recuperare i frammenti di storia che rischiavano di andare perduti. "Il lavoro del Guarducci fu difficile, perché con i vari traslochi si era perso molto, quasi tutto. Ma lui, chiedendo in giro, riuscì a recuperare molto materiale. Infatti molti volontari si erano portati a casa documenti che poi si rivelarono di grande valore storico"[99].
Giampiero Guarducci scrisse l'ottimo Prato fra Storia e cronaca che è alla base di questo primo capitolo; la sua ricerca è stata ampia ed approfondita, fondata prevalentemente su reperti fotografici e d'archivio. Questa tesi, invece, vuole andare oltre ed osservare la storia della Croce d'Oro inserita nell'evoluzione del quadro del volontariato socio-sanitario pratese, basandosi, oltre che sul materiale d'archivio, sulla ricerca empirica, sulla memoria e sull'opinione dei volontari che hanno vissuto e vivono questa realtà.
Il Presidente Giovannelli e il Consiglio provvidero poi a dare una maggiore dignità all'Associazione, comprando nuove e più decenti divise. "Un'altra innovazione fu il nome dell'Associazione sulle ambulanze, cosa che a Prato non aveva nessuno. Le nostre ambulanze[100] avevano solo una croce gialla sulle fiancate. Pensammo allora di scrivervi tutto il nome con il numero di telefono e di distinguerle da quelle delle altre Associazioni colorandole con tre bande di blu di sfumature diverse"[101].
Intanto anche la Pubblica Assistenza e la Misericordia stavano facendo dei passi in avanti. In particolare si erano attrezzate con i furgoni per il trasporto dei disabili con le carrozzine, tipologia di servizio del tutto nuova per le Associazioni pratesi, avvezze ai soli interventi di emergenza. Era il primo passo verso quell'evoluzione ed espansione dei servizi verso il sociale che avrebbe rappresentato, negli anni novanta, la grande maggioranza degli interventi e che attualmente costituisce anche un'importante prospettiva per il futuro.
"La Croce d'Oro acquistò il primo pulmino per il trasporto dei disabili più tardi rispetto alle altre due Associazioni e con non poche difficoltà. Queste difficoltà, oltre che finanziarie, furono causate anche dal fatto che molti volontari, interessati a svolgere solo i servizi d'emergenza, non vedevano di buon occhio questa nuova tipologia d'intervento"[102].
La Pubblica Assistenza e la Misericordia avevano iniziato a differenziare le loro modalità lavorative già alla fine degli anni '70. Infatti proprio in quel decennio si cominciava ad assistere ad una progressiva articolazione interna di tutte le Associazioni su scala nazionale, che le portava a trasformarsi in agenzie specializzate nella produzione di servizi. Queste organizzazioni svilupparono progressivamente un forte senso di autonomia dalle gerarchie, sia politiche che ecclesiali, rafforzando il loro impegno prioritario a soddisfare i bisogni del territorio[103].
Inoltre, nel 1980, la Pubblica Assistenza per prima e poi la Misericordia e la Croce d'Oro, avevano inaugurato i servizi di emergenza con medico a bordo. Questo tipo di servizi nacque dalla stipula di una serie di convenzioni tra le Associazioni, l'Unione Regionale Toscana delle Pubbliche Assistenze e la Regione. Ma l'idea di dotare le ambulanze di personale medico era venuta proprio alle Associazioni che, essendo quotidianamente a stretto contatto con l'utenza, per prime si erano rese conto di quali fossero i disagi ed i bisogni. Queste convenzioni portarono ad una vera e propria rivoluzione nel modo di gestire le Associazioni, poiché il Comune e la USL stabilirono rimborsi forfettari, oppure per ciascun servizio effettuato. "Queste convenzioni, che riguardavano tutti i servizi svolti, […] sia funebri che di soccorso e assistenza, che le varie Associazioni iniziarono a stipulare all'inizio degli anni ottanta con USL, Regione, Comuni, ecc., cambiarono radicalmente l'orizzonte del volontariato che, esauriti i tempi eroici dei singoli mecenati o delle mille iniziative alla ricerca di fondi, vista la grande differenziazione di servizi da svolgere ed il conseguente moltiplicarsi dei costi, si adeguò ai tempi, trovando una collocazione più «istituzionale», senza però perdere la sua ispirazione fondamentale di solidarietà per il prossimo"[104]. Aumentavano i servizi, quindi aumentavano i costi, ma anche le entrate, visti i rimborsi degli enti pubblici.
Uno dei passi successivi compiuti negli anni ottanta dalla Croce d'Oro fu quello di ridare vita al Gruppo Femminile, che nel decennio precedente aveva cessato quasi del tutto la sua attività. "Fino all'inizio degli anni novanta la maggioranza dei volontari che prestavano servizio sulle ambulanze erano maschi. Solo da dieci anni a questa parte le donne sono, lentamente, aumentate di numero. Prima, infatti, le volontarie si occupavano principalmente dell'assistenza presso le Case di Riposo cittadine"[105].
A livello nazionale il quadro che il volontariato offre alla metà degli anni ottanta appare assai più articolato di quello ereditato dall’epoca del dopoguerra. La maggiore articolazione coincide con il graduale superamento del privatismo caratteristico delle istituzioni filantropiche tradizionali, nonché con la secolarizzazione ed il crescente affrancamento delle organizzazioni dalla sfera di controllo delle autorità ecclesiali. Poi, sempre in questo decennio, emergono sempre più frequentemente organizzazioni professionali (come le cooperative sociali), oltre alle Associazioni già tradizionalmente attive nella società civile (Arci, Acli, ecc.). Queste organizzazioni, cui si affiancano anche le Associazioni di volontariato socio-sanitario di piccole e medie dimensioni, come quelle pratesi, sviluppano un orientamento sempre più specialistico, sino a raggiungere in molti casi un volume di attività ed una fisionomia organizzativa simile a quella di una piccola impresa.
Questi enti costituiscono la base per lo sviluppo, anche a Prato, del terzo settore[106] e si contraddistinguono per la capacità di garantire servizi efficienti ed efficaci, in sostituzione o a completamento dell’intervento pubblico.
Tuttavia questa specializzazione è stata l’esito di un processo selettivo, che ha consentito la sopravvivenza solo delle Associazioni più ricche di risorse e disposte a modificare il proprio modus operandi in direzione delle necessità della società moderna[107].
In conseguenza a queste nuove esigenze, a partire dal 1984, con l'assunzione della Presidenza da parte di Gualtiero Ciofi, l'Associazione tutta si è impegnata ancor più per crescere e non rimanere troppo indietro rispetto alla Misericordia ed alla Pubblica Assistenza.
"Eravamo così piccoli che anche la nostra Confederazione Nazionale appena ci considerava. Per esempio, mentre le altre Pubbliche Assistenze avevano un alto numero di obiettori, a noi ne mandavano solo uno o, al massimo, due. Fu solo grazie ad una mia lettera che minacciava un distacco dalla Confederazione che decisero di inviarcene di più"[108].
La Croce d'Oro fu l'ultima, in ambito cittadino, a dar vita al servizio S.P.A.M.U.[109] con medico a bordo, a causa degli alti investimenti che comportava questa operazione. Infatti le convenzioni prevedevano un rimborso a servizio effettuato e, quindi, il denaro per l'acquisto e la manutenzione di mezzi ed attrezzature, per lo stipendio di autisti e medici, per le assicurazioni, ecc. doveva essere anticipato dagli enti.
"Con l'avvento dell'emergenza medica, però, si accentuò ancora di più il problema della mancanza di coordinamento degli interventi. Infatti quando avveniva un incidente in strada era probabile che i passanti chiamassero tutte e tre le Associazioni e tre medici si recassero sul posto. Prendeva il ferito chi arrivava per primo. Questo portava dei grossi disagi, poiché poteva esserci un'altra emergenza in un altro luogo della città e non ci sarebbe stato nessun medico disponibile"[110].
Il problema del coordinamento nasceva dal fatto che l'Associazione più grande, la Misericordia, non aveva alcun interesse a realizzarlo, in quanto, essendo assai conosciuta e radicata sul territorio, aveva le maggiori probabilità di ricevere le chiamate per gli interventi di soccorso. "Però questa situazione non poteva andare avanti ed allora io scrissi a Firenze (allora a Prato la Prefettura non c'era) al Signor Prefetto affermando che se non fossero intervenute le autorità a mettere d'accordo le Associazioni, qualora fosse accaduto qualcosa di male la responsabilità sarebbe stata sua. Nemmeno a dirlo, dopo pochi giorni noialtri Presidenti fummo convocati in Regione dall'Assessore alla Sanità"[111].
L'accordo che fu raggiunto prevedeva una divisione della città in due zone: nord e sud. La zona nord sarebbe stata di competenza della Misericordia e la zona sud dell'Avvenire. Dato che, a turnazione, una delle tre Associazioni avrebbe dovuto essere a disposizione dell'Ospedale per i servizi di trasferimento malati, la Croce d'Oro, quando il turno fosse stato della Misericordia sarebbe intervenuta in zona nord, quando il turno fosse stato della Pubblica Assistenza, sarebbe intervenuta in zona sud. Questa ripartizione valeva solo per le chiamate riguardanti incidenti stradali, in casa ciascuna famiglia poteva chiamare l'Associazione che voleva.
Il rapporto con le altre Associazioni è stato, negli ultimi due decenni del secolo scorso, difficile, quasi di scontro. I motivi non erano più «di bandiera» come nel passato, ma si trattava di veri e propri interessi economici contrastanti. "Era nata una vera e propria concorrenza. Le convenzioni stabilivano che il rimborso veniva dato per ogni servizio effettuato e quindi bisognava fare più servizi possibile. Era nell'interesse delle Associazioni essere conosciuti, per essere chiamati al posto degli altri. Non solo per le emergenze, ma anche per i servizi ordinari di trasporto disabili e per i servizi funebri"[112].
Quando, nel 1996, fu istituito anche a Prato il servizio di Emergenza Territoriale Regionale 118, tutte le Associazioni pratesi aderirono. "La Croce d'Oro è stata, comunque, quella che ha tratto il maggior beneficio dall'istituzione del 118, poiché la centrale ripartisce equamente le chiamate per ciascuna Associazione ed il nostro Ente, che fino ad allora era stato il meno chiamato, ha visto aumentare il numero degli interventi d'emergenza del 200%"[113].
Gli anni '90 hanno segnato altri fondamentali passi in avanti della Croce d'Oro. Il primo, e più importante, è stato l'acquisto della Sede Sociale in proprietà. Questo acquisto, sognato dai volontari fin dalla fondazione dell'Associazione è stato possibile soprattutto grazie all'esposizione in prima persona di un folto gruppo di volontari che, firmando una fideiussione, hanno permesso all'Ente di accedere ad un mutuo della Banca Toscana. "I volontari hanno dimostrato attaccamento verso l'Associazione non solo firmando la fideiussione, ma partecipando ogni primavera all'organizzazione ed alla gestione della nostra annuale «Festa del Volontariato»[114], i cui proventi ci servono a pagare la rata del mutuo".[115] La Croce d'Oro ha preso possesso del nuovo stabile, una vecchia fabbrica tessile riadattata, nel 1995, ma estinguerà il proprio debito solo fra diversi anni.
Un altro importante passo in avanti è stata, nel 1997, l'apertura delle Cappelle del Commiato della Croce d'Oro. "Fin dall'inaugurazione del servizio di Onoranze Funebri, economicamente molto importante per tutte le Associazioni, la Croce d'Oro è sempre stata penalizzata dal fatto di non avere un luogo adatto per l'esposizione dei defunti. Negli anni ottanta le Cappelle del Commiato pubbliche dell'Ospedale di Prato furono dismesse ed abbandonate dall'allora USL. Noi, dopo molte richieste, abbiamo avuto il permesso di ristrutturarle a nostre spese ed adesso le abbiamo in gestione"[116].
Visto poi il progressivo espandersi dei servizi sociali rispetto ai servizi sanitari[117] la Croce d'Oro ha inaugurato, nel 1998, lo Sportello Sociale, ufficio dedicato all'adempimento di pratiche burocratiche socio-sanitarie per conto di anziani ed invalidi. Questo ufficio ha il compito di fornire un appoggio a tutte quelle famiglie che abbiano al proprio interno anziani, invalidi e portatori di handicap.
Un altro importante servizio gestito dallo Sportello Sociale è quello delle ripetizioni e del sostegno scolastico. In questo modo la Croce d'Oro riesce ad operare anche in ambito educativo, aiutando molti giovani in difficoltà scolastica ed avvicinando, così, ragazzi e ragazze al mondo del volontariato.
"Con il nuovo secolo è arrivata una nuova presa di coscienza. Si è capito che se si vuol far sopravvivere un'Associazione occorre non fossilizzarsi sempre sulle medesime tipologie di servizio. Un ente deve espandersi in svariati settori, in modo da poter offrire un sempre maggior numero di servizi alla cittadinanza ed in modo da poter interessare un sempre maggior numero di volontari. Ma non bisogna dimenticarsi della qualità dei servizi offerti, che deve essere sempre alta. Il personale, volontario o dipendente, deve essere formato, motivato. Anche gli strumenti tecnici devono essere sempre aggiornati. I costi, col passare del tempo, aumentano, ma sarà sempre nostro impegno far comprendere alla cittadinanza (e specialmente alle realtà industriali) che aiutare un ente no-profit alla fine crea un vantaggio anche al singolo cittadino che usufruirà del servizio. Perché la Croce d'Oro aiuta tutti quelli che la chiamano, senza distinzione alcuna, riuscendo, insieme alle altre Associazioni, a far abbassare i costi della gestione della sanità in Italia. Un'ultima cosa: è nostro compito, in una società sempre più multietnica come la attuale, avvicinare anche i cittadini nuovi arrivati e sensibilizzarli verso l'importanza del volontariato. Loro, che sono stati utenti dei servizi volontari di assistenza agli immigrati, dovrebbero capirlo; questa almeno è la nostra speranza"[118].
Le problematiche moderne ci riportano con la mente a quelle antiche, di cui si è parlato all'inizio di questo capitolo. Inizialmente le Associazioni, che fossero mosse da carità o da senso civico, avevano un'impostazione assistenzialista e filantropica che si limitava a fornire soccorso a chi ne avesse avuto bisogno. Oggi, invece, l'impegno del volontariato ha origine dal riconoscimento del diritto morale e sociale degli emarginati ad essere sia assistiti che reinseriti nella società. L'azione degli enti, allora, sarà mirata anche all'organizzazione di strutture territoriali capaci di offrire opportunità di reintegrazione agli emarginati.
Un esempio è dato dalla presenza, all'interno delle Associazioni, di giovani invalidi che, attraverso i cosiddetti inserimenti socio-terapeutici, imparano un mestiere grazie a sovvenzioni erogate dalle ASL. Molto spesso, poi, sono le Associazioni stesse ad assumere questi invalidi come veri e propri dipendenti[119].
Questo atteggiamento si inserisce nella concezione europea di società civile e di democrazia, che presuppone un concetto di cittadinanza implicante anche l’idea di uno status corporativo che spinga ad una compartecipazione attiva di tutti gli strati sociali[120].
Ecco come lo storico Paul Ginsborg sottolinea l'importanza delle attività di volontariato dell'ultimo ventennio del secolo scorso: "L'associazionismo degli anni '80 e '90 diede un vitale contributo alla crescita della democrazia italiana. La partecipazione ad associazioni e circoli arricchiva l'esperienza individuale e globale e lasciava significativi sedimenti. L'educazione civile che in esse si realizzava diveniva una risorsa preziosa a cui poter attingere […]"[121].
Vediamo adesso, attraverso l'analisi dell'attuale struttura sociale ed organizzativa della Croce d'Oro, come si è evoluta l'eredità storica fin qui narrata e come viene gestito questo patrimonio di lavoro e di tradizioni dalle radici antiche in una società civile da una parte sempre più lanciata verso una modernità liberista e dall'altra sempre vincolata dai controlli e dai finanziamenti dello stato.
DUCCIO NINCHERI
EMAIL: duccin@libero.it
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estratto dalla tesi di laurea
in metodologia della ricerca sociale
anno accademico 1999-2000
universita' degli studi di firenze
facolta' di lettere e filosofia
[1] Rilevazione dati CESVOT pratese, che dal 1988 ha compiuto un lungo lavoro di censimento e statistica; dati riportati in Andrea Salvini, Identità e bisogni del volontariato in Toscana, Firenze, Cesvot, 1999, su carta e CD-ROM.
[2] L'ARCICONFRATERNITA fu fondata sulle ceneri della COMPAGNIA DEL PELLEGRINO O DELLA MORTE, nata nel 1588 e poi soppressa nel 1783 da Pietro Leopoldo di Lorena. Cfr. Giampiero Guarducci, La Misericordia di Prato attraverso i secoli, Prato, 1974.
[3] Il bordone era il bastone al quale usavano appoggiarsi i pellegrini durante i loro viaggi.
[4] Franco Riccomini, Prato e la Massoneria 1870-1923, Roma, Athanor, 1988.
[5] Giampiero Guarducci, Prato fra storia e cronaca, Prato, 1985, pag. 32. Questo risulta essere il testo più aggiornato sulla storia della Croce d'Oro. L'interesse dell'opera, assai valida dal punto di vista sia storico che narrativo, è dato dal fatto che l'autore è un fratello della Misericordia di Prato, già autore di un testo sulla storia di quest'ultima. Nell'introduzione, pag. 23, egli così motiva la sua disponibilità per questo lavoro: "[…] volentieri do questo mio contributo alla Croce d'Oro se questo mio lavoro può aiutarla, perché un omaggio alla civile solidarietà umana, operata senza alcun vincolo strumentale o ideologico, è concetto già contenuto in quello di cristiana carità, retaggio di amore del Cristo, Uomo e Dio, al quale totalmente aderisco".
[6] È utile mettere in evidenza il termine civismo, poiché ne ritroveremo gli echi più avanti.
[7] Giampiero Guarducci, ibidem, pag. 34.
[8] Sarà di 55.841 unità nel 1907 e di 60.492 nel 1915. Cosimo Ceccuti, Prato nel risorgimento e nell'Italia Unita, in "STORIA DI PRATO", vol.III, Prato, Cassa di Risparmio, 1970, pag. 216.
[9] E. Bruzzi, L' arte della lana in Prato, Prato, 1920, pag.172.
[10] Cosimo Ceccuti, ibidem., pag. 216-217.
[11] Alessio Alessi, L' Avvenire, Napoli, Ed. Scientifiche Italiane, 1999, pagg. 16-17.
[12] Alessio Alessi, ibidem, pag. 68
[13] L'attuale stemma de L'Avvenire raffigura due mani che si stringono in un rombo.
[14] A. Meoni, Prato ieri, Vallecchi, 1971, pag.116.
[15] Suicidio. Incidente fra la Misericordia e la Pubblica Assistenza, in "La Patria", a. II, n. 30, 28 luglio 1901.
[16] Venerabile Arciconfraternita della Misericordia, Archivio, Affari diversi, 1901-1905, Fasc. 88.
[17] A. Meoni, op. cit., pag. 118
[18] G. Guarducci, Prato tra storia e cronaca, cit., pag. 37
[19] "La Patria", 23 giugno 1907.
[20] Cipriano Cipriani, Comandante delle Squadre, intervista del 20 settembre 2000.
[21] G. Guarducci, Prato fra storia …, cit., pag. 173
[22] Cfr. Dario Rei, Cultura della cittadinanza e cultura delle solidarietà, in "La cultura della cittadinanza oltre lo stato assistenziale", a cura di Pierpaolo Donati ed Ivo Colozzi, Roma, EL, 1994, pagg. 157 e segg.
[23] Statuto per la Venerabile Confraternita della Misericordia, maggio 1896, composto di 96 articoli. L'estratto è il punto 6 del Capitolo Primo.
[24] Giampiero Guarducci, La Misericordia di Prato ...., cit., pag. 131.
[25] Statuto della Società di Pubblica Assistenza L' Avvenire in Prato, approvato dall'adunanza generale del dì 14 ottobre 1899; Prato, 1899.
[26] Antonio Vassallo, Cos'è cambiato nel volontariato?, in "Volontariato volentieri", n°1/2, anno 2, gennaio/dicembre 1999, Pubblica Assistenza Prato.
[27] Militi, erano e sono tutt'ora detti quei soci che prendono parte attiva all'assolvimento degli scopi dell'Associazione, che militano volontariamente nell'organizzazione propugnandone ed attuandone gli scopi; è evidente l'antico retaggio militare ancora racchiuso in questo termine. Soci sono detti gli iscritti che sostengono e condividono l'Istituzione col pagamento delle quote sociali e possono partecipare all'attività ricreativa ma non si dedicano all'attuazione degli scopi.
[28] Alessio Alessi, op. cit., pag. 65.
[29] Alessio Alessi, ibidem, pag. 66.
[30] Alessio Alessi, ibidem, pag. 67
[31] Giampiero Guarducci, Prato fra storia ……, cit., pag.49.
[32] Ora A.N.P.A.S. (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze).
[33] A. Bresci, Venti anni di vita della Croce d'Oro, Prato, 1925, pag. 2.
[34] Giampiero Guarducci, Prato fra storia ……, cit., pag.53.
[35] Giampiero Guarducci, ibidem, pag. 61.
[36] Cipriano Cipriani, intervista del 20 settembre 2000.
[37] Guida di Prato e dintorni - Annuario amministrativo commerciale e professionale pratese, Prato, 1915, II ed., pag. 119.
[38] Paolo Pratesi, Le sezioni della Pubblica Assistenza, in "Volontariato, volentieri", n°1, gennaio 1998, Pubblica Assistenza Prato.
[39] Incrocio tra via Verdi e Via Garibaldi a Prato.
[40] Cipriano Cipriani, intervista del 20 settembre 2000
[41] Alessio Alessi, op. cit., pag. 79.
[42] Dalla lettera della Direzione dell'Ospedale Militare di Riserva di Firenze, succursale di Prato, del 6 agosto 1915. Cfr.: A. Bresci, op. cit., pag. 9.
[43] Franco Riccomini, op. cit., pag. 27-28.
[44] Giampiero Guarducci, Prato fra storia…, cit., pag. 76.
[45] Sorta nel 1921 per volontà di Bruno Banchini, famoso giocatore di pallone pratese, fu realizzata su progetto dell'ing. André con la collaborazione dell'allora giovane Pier Luigi Nervi, che ne realizzò la copertura apribile, una delle prime opere in cemento armato.
[46] Giampiero Guarducci, Prato fra storia……, cit., pag. 84.
[47] Giampiero Guarducci, La Misericordia di Prato ...., cit., pag. 127.
[48] In tutto le sezioni erano quattro: Iolo, Galciana, Grignano, S. Giorgio a Colonica.
[49] Cipriano Cipriani, intervista del 20 settembre 2000.
[50] Franco Riccomini, op. cit., pag. 112.
[51] Giampero Guarducci, La Misericordia di Prato ...., cit. pag. 125.
[52] Questa divisione era assai appropriata. Lo prova il fatto che ancora oggi la città è così divisa per gli interventi di emergenza territoriale del 118.
[53] Visto che a Prato i soprannomi si tramandano di padre in figlio, probabilmente si trattava del figlio del Bistecca citato all'inizio, che tramandava la meritoria usanza del padre di prestare i cavalli alla Croce d'Oro.
[54] Cav. Renato Bartolomei, ex Presidente della Croce d'Oro, intervista del 27 settembre 2000.
[55] Croce d'Oro, Archivio, Fascicolo Emergenza.
[56] Croce d'Oro, Archivio, fasc. cit.. Lettera del 10 marzo 1943 del Presidente Giulio Luchetti, indirizzata al Consiglio dell'Economia di Firenze, con richiesta di copertoni e camere d'aria per biciclette.
[57] Croce d'Oro, Archivio, fasc. cit.
[58] Croce d'Oro, Archivio, ibidem.
[59] Croce d'Oro, Archivio, fasc. cit.
[60] Cav. Renato Bartolomei, intervista del 27 settembre 2000.
[61] Cav. Renato Bartolomei, intervista del 27 settembre 2000.
[62] Cipriano Cipriani, intervista del 20 settembre 2000.
[63] Cipriano Cipriani, ibidem.
[64] Alessio Alessi, op. cit., pag. 121.
[65] Delibera di Consiglio in data 10 dicembre 1946.
[66] Cipriano Cipriani, intervista del 20 settembre 2000.
[67] Il Cavalier Marchi è deceduto nel 1996.
[68] Paola Marchi, figlia del Cavaliere Rolando Delmaro Marchi, intervista del 2 novembre 2000.
[69] Nata nel 1949.
[70] Giampero Guarducci, La Misericordia di Prato ...., cit., pag. 128.
[71] Cfr. AVIS Sez. di Prato, a cura di, 50 anni di Avis a Prato, Prato, 1999.
[72] Associazione Italiana Volontari del Sangue, fondata nel 1928.
[73] Cav. Renato Bartolomei, intervista del 27 settembre 2000.
[74] Il primo socio ed il primo donatore fu Renato Bartolomei. La prima donazione fu effettuata il 1° novembre 1949.
[75] Croce d'Oro, Archivio; lettera inviata il 10 marzo 1950 dall' Ing. Antonio Sanesi, Presidente provinciale dell'AVIS.
[76] Pubblica Assistenza, Archivio, verbali di adunanze del giorno 8 febbraio e 3 ottobre 1950.
[77] La sezione di Tavola fu poi chiusa alla fine degli anni '70. Solo nel 1997 e nel 2000 si potranno riaprire due nuove sezioni, quella di Vergaio e di Bagnolo.
[78] Cav. Renato Bartolomei, intervista del 27 settembre 2000.
[79] Anche oggi la maggioranza dei volontari è estranea alla politica. Come mostrano i risultati dei questionari loro somministrati, il 50% dei militi è indifferente o ostile alla politica, mentre, degli altri, il 47% è informato e solo il 3% ne pratica regolarmente l'attività.
[80] Mauro Baldanzi, intervista del 15 settembre 2000.
[81] Cipriano Cipriani, intervista del 20 settembre 2000.
[82] Cav. Renato Bartolomei, intervista del 27 settembre 2000.
[83] Cav. Renato Bartolomei, ibidem.
[84] Cipriano Cipriani, intervista del 20 settembre 2000.
[85] D.P.R. pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.173 del 10 luglio 1971.
[86] Cav. Renato Bartolomei, intervista del 27 settembre 2000.
[87] Mauro Baldanzi, intervista del 15 settembre 2000.
[88] Cipriano Cipriani, intervista del 20 settembre 2000.
[89] Mauro Baldanzi, intervista del 15 settembre 2000.
[90] Cav. Renato Bartolomei, intervista del 27 settembre 2000.
[91] Cav. Renato Bartolomei, ibidem.
[92] Questo procedimento di convenzioni e sovvenzioni è iniziato a livello locale attraverso gli ospedali che erano prima delle I.P.A.B. (Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza) ed in seguito sono diventati Unità Sanitarie e poi Aziende Sanitarie. Cfr. Maurizio Ferrera, Il Welfare state in Italia, Bologna, il Mulino, 1984, pag. 21 e segg.
[93] Cfr. Costanzo Ranci, Oltre il Welfare State, Bologna, Il Mulino, 1999, pag. 153 e segg.
[94] Grande importanza in questo campo è stata oggi assunta dai Centri di Servizio, come, per esempio, il CESVOT, Centro Servizi per il Volontariato Toscano. Finanziati dalle Fondazioni delle Casse di Risparmio, questi Centri forniscono consulenza e finanziamenti alle Associazioni che vogliano formare i volontari. I criteri per accedere a questi finanziamenti sono però basati sul lavoro in rete, sull’innovatività dei servizi e sulla verifica dei risultati.
[95] Mauro Baldanzi, intervista del 15 settembre 2000.
[96] Gualtiero Ciofi, Presidente della Croce d'Oro, intervista del 10 ottobre 2000.
[97] Mauro Baldanzi, intervista del 15 settembre 2000.
[98] Il Consiglio era formato dal dott. Roberto Cocci, dagli avv. Lisandro Coppini e Dante Galletti e da Antonio Magnini.
[99] Gualtiero Ciofi, intervista del 10 ottobre 2000.
[100] Nel 1984 erano solo tre FIAT 238.
[101] Gualtiero Ciofi, intervista del ottobre 2000.
[102] Gualtiero Ciofi, ibidem.
[103] Cfr. Costanzo Ranci, Oltre ………, cit., pag. 162 e segg.
[104] Alessio Alessi, op. cit., pagg. 204-205.
[105] Gualtiero Ciofi, intervista del 10 ottobre 2000.
[106] Il terzo settore è costituito da quelle organizzazioni che, pur operando in stretto contatto con l'amministrazione pubblica oppure in base ai principi del mercato, non ubbidiscono esclusivamente alle logiche che regolano il funzionamento delle burocrazie pubbliche e delle imprese private. Cfr. Costanzo Ranci, Oltre ……, cit., pag. 22.
[107] Costanzo Ranci, ibidem.
[108] Gualtiero Ciofi, intervista del 10 ottobre 2000.
[109] Servizio Pubblica Assistenza Medica d'Urgenza. Lo stesso servizio, istituito dalle Misericordie, si chiamava Coordinamento Emergenza Medica Misericordie. Queste sigle hanno perso di significato nel 1996 con l'istituzione del 118.
[110] Gualtiero Ciofi, ibidem.
[111] Gualtiero Ciofi, intervista del 10 ottobre 2000.
[112] Gualtiero Ciofi, ibidem.
[113] Gualtiero Ciofi, intervista del 10 ottobre 2000.
[114] La Festa del Volontariato si svolge ogni anno tra giugno e luglio al parco Ex-Ippodromo di Prato. Accoglie ogni sera centinaia di visitatori con stand di ogni tipo e mette in campo tra i trenta e i quaranta volontari a sera.
[115] Gualtiero Ciofi, ibidem.
[116] Gualtiero Ciofi, intervista del 10 ottobre 2000.
[117] Per servizi sanitari si intendono tutti i servizi di trasporto con ambulanza per conto dell'ASL o, ancora più in generale, tutti i servizi di trasporto effettuati con l'ambulanza. Per servizi sociali si intende, invece, tutti i servizi di trasporto effettuati con mezzi attrezzati per i disabili e tutti i servizi di assistenza alla persona, domiciliari, burocratici, ecc.
[118] Gualtiero Ciofi, intervista del 10 ottobre 2000.
[119] "Il nostro attuale centralinista è stato assunto dopo che, grazie ad uno stage formativo sovvenzionato dalla ASL, ha imparato bene il mestiere e si è rivelato assai prezioso per l'Associazione". Gualtiero Ciofi, ibidem.
[120] Cfr. Ulrich Beck, Il lavoro nell’era della fine del lavoro, Torino, Einaudi, 2000, pag. 154-155.
[121] Paul Ginsborg, Storia dell'Italia del tempo presente, Torino, Einaudi, 1997, pag. 674.